Eurolezioni
Non di soli rinvii campano banche e conti pubblici. Urge crescere
A forza di negare la realtà e prendere tempo, la zona euro è riuscita a trasformare i problemi della Grecia in una crisi sistemica che manda a picco le Borse e apre le porte a un’altra recessione. Dall’Eurogruppo e dall’Ecofin che si sono conclusi ieri non sono arrivate né decisioni né operazioni verità. Sulla Grecia “la posizione dei ministri finanziari europei è quella del ‘no default’”, ha detto ieri il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. In realtà tutti sanno che il default greco è inevitabile e che si sta cercando di guadagnare un po’ di settimane per ricapitalizzare le banche e cercare di costruire un muro anti contagio per Italia e Spagna.
7 AGO 20

A forza di negare la realtà e prendere tempo, la zona euro è riuscita a trasformare i problemi della Grecia in una crisi sistemica che manda a picco le Borse e apre le porte a un’altra recessione. Dall’Eurogruppo e dall’Ecofin che si sono conclusi ieri non sono arrivate né decisioni né operazioni verità. Sulla Grecia “la posizione dei ministri finanziari europei è quella del ‘no default’”, ha detto ieri il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. In realtà tutti sanno che il default greco è inevitabile e che si sta cercando di guadagnare un po’ di settimane per ricapitalizzare le banche e cercare di costruire un muro anti contagio per Italia e Spagna. Quello immaginato il 21 luglio scorso – un Fondo europeo di stabilità finanziaria da 440 miliardi in grado di aiutare il sistema bancario e comprare bond sui mercati secondari – non basta già più, forse.
Il problema è che l’economia reale e le banche non campano di solo tempo. Goldman Sachs ha tagliato le stime di crescita per il 2012: la zona euro sarà in stagnazione. Le ipotesi di smantellamento o di bad bank per Dexia – un istituto nelle mani dei governi di Belgio e Francia, già salvato dopo il fallimento di Lehman Brothers – mostra i limiti dei bailout all’europea. Dexia, specializzata nei prestiti alle autorità pubbliche, è un caso tra i più gravi, ma non è isolato. Altre banche, incluse quelle che come Dexia hanno passato a pieni voti gli stress test di qualche mese fa, hanno bisogno dei soldi dei contribuenti per coprire le perdite in Grecia e altrove. Ciò che servirebbe, di questi tempi, è innanzitutto che governi e media non alimentassero il circo mediatico-finanziario, poi che facessero chiarezza. Una ristrutturazione ordinata del debito greco sarebbe stata ed è ancora la soluzione migliore. Le banche che hanno investito in obbligazioni greche dovranno subire perdite almeno doppie rispetto al 21 per cento immaginato a luglio. Soprattutto, i paesi in difficoltà devono crescere. Secondo Tremonti, l’Italia ha “la tenuta dei conti pubblici anche in assenza di crescita”. Il ministro ha ragione, non da oggi, sull’importanza dei conti in ordine, ma senza crescita è comprensibile che gli investitori in futuro non scommettano più su di noi.
Il problema è che l’economia reale e le banche non campano di solo tempo. Goldman Sachs ha tagliato le stime di crescita per il 2012: la zona euro sarà in stagnazione. Le ipotesi di smantellamento o di bad bank per Dexia – un istituto nelle mani dei governi di Belgio e Francia, già salvato dopo il fallimento di Lehman Brothers – mostra i limiti dei bailout all’europea. Dexia, specializzata nei prestiti alle autorità pubbliche, è un caso tra i più gravi, ma non è isolato. Altre banche, incluse quelle che come Dexia hanno passato a pieni voti gli stress test di qualche mese fa, hanno bisogno dei soldi dei contribuenti per coprire le perdite in Grecia e altrove. Ciò che servirebbe, di questi tempi, è innanzitutto che governi e media non alimentassero il circo mediatico-finanziario, poi che facessero chiarezza. Una ristrutturazione ordinata del debito greco sarebbe stata ed è ancora la soluzione migliore. Le banche che hanno investito in obbligazioni greche dovranno subire perdite almeno doppie rispetto al 21 per cento immaginato a luglio. Soprattutto, i paesi in difficoltà devono crescere. Secondo Tremonti, l’Italia ha “la tenuta dei conti pubblici anche in assenza di crescita”. Il ministro ha ragione, non da oggi, sull’importanza dei conti in ordine, ma senza crescita è comprensibile che gli investitori in futuro non scommettano più su di noi.